Ci sono notti in cui la voglia, il bisogno di dormire proprio non arriva, ci si siede a riflettere, cercando flussi strani che vagano tra un orecchio e l'altro, rimbalzando tra ricordi, illuminazioni, stronzate.
Illuminazioni; l'ho già detto, le grandi idee nate nelle sbronze si sciolgono in pozze puzzolenti lasciate per strada.
stronzate; beh, riguardo a quelle potrei aprire una bancarella e cominciare a venderle a prezzi di realizzo.
Ricordi; quelli mi volano sottili in testa da sempre, affiorano come muffe, ti rapiscono a volte straziandoti, altre volte ti carezzano il volto come un sorriso benefico.
C'è un vecchio libro sulla mia scrivania, un'altra delle mie ricerche assurde che non portano a nulla, un altro dei miei progetti grandiosi che si scioglie nell'incapacità di dare una forma ai pensieri, ma come non distrarsi dai propri intenti quando ti imbatti in quell'illustrazione ed in quel rigo musicale che risveglia le tue muffe, fa turbinare i tuoi ricordi, ed in un attimo sei di nuovo lì, su quella calda e vecchia poltrona porpora con quel profumo lontano di polvere e muffa, ed i tuoi muri bianchi diventano pareti di legno ad esaltare l'acustica, ed il muro si dilata e la tua stanza diventa quel teatro in cui capitasti per caso incuriosito da un nome che conoscevi. Ricordi il freddo in quella via che portava a teatro, e quel signore austero seduto dietro il vetro della biglietteria, ed il tuo non capire la lingua e sentirti un deficente mentre gli dai i soldi sperando che ci scappi il resto, tanto comunque non sei riuscito a capire quanto costa.
Poi tutto si scioglie in delizia e corri sulle note come un bambino corre dietro al suo cagnolino, e ci giochi con le note perchè mentre le crome sbocciano come fiori le biscrome hanno gambre lunghe come ragni e si arrampicano, e penzolano tra la tela del rigo.
E dopo aver riassaporato quel momento hai voglia di condividerlo, di lasciarlo dondolare ancora un pò.
Il libro è "Magnes Sive De Arte Magnetica Opus Tripartitum" di Athanasius Kircher del 1643, assaporo ancora un pò prima di costringermi al letto, notte lieve.
Il profumo è ossessione, s’insinua tra le pieghe dei pensieri e ristagna come muffa, e nei ricordi che affiorano sulle onde di un bicchiere i colori sbiadiscono e rimane un vecchio film in bianco e nero a farci compagnia.
Il locale è fumoso, nonostante i divieti ed i pochi spettri che si aggirano in piena settimana nel manto della notte, i pochi che azzardano come lupi in cerca del branco.
Crì ha un sorriso magnifico, radioso come la dea della bottiglia che si erge da dietro il bancone, la guardo e per la prima volta mi accorgo che è bella, la guardo e per la prima volta la vedo imbarazzata nel sentirsi osservata. Certo non devo essere un bello spettacolo con il volto attorcigliato dall'alcool.
"Crì, tranquilla, non mordo ...me ne dai un altro?"
Mi guarda un po’ di traverso ora, mentre riempie di nuovo il bicchiere, ed io mi fisso nel riflesso del mio occhio sulla superficie oleosa ed opalina che ancora è un andirivieni d’onde concentriche, mi fisso mentre la muffa degli odori lontani nel tempo vola tra un pensiero e l'altro, come portata da una folata improvvisa.
Poi guardo il telefono, nessun messaggio, c'è tempo ancora, e finalmente alzo quel calice ed in una sorta di rito lo assaporo, continuo a guardare il mio occhio che oscilla nel cerchio del bicchiere mentre con la mano lo ruoto infastidito dal tintinnio del ghiaccio.
"Cazzo Crì, odio il ghiaccio nel whisky"
"scusa Ælf, dai, 'spè che te ne do un altro"
"no, no, scusa te, non volevo essere ignorante, è solo che devo proprio essere arrivato, non me n’ero accorto"
"vabbe dai, facciamo che questo è l'ultimo e che poi aspetti buono buono da una parte che chiudiamo così ti accompagniamo noi eh?"
"Crì guardami. Sembro veramente così mal messo?"
"ma no dai, però è meglio che non guidi"
Di nuovo quell’occhio che ondulante mi fissa.
"cazzo vuoi?"
"eh?"
"niente Crì, ahaha, parlavo tra me e me"
"ah niente! Stai proprio messo bene, sì! Dai, siediti là e aspetta che ormai cominciamo a pulire; tra un po’ andiamo via"
Mi alzo claudicante simulando finta sicurezza mentre cerco di arrivare con una parvenza di normalità fino alla poltroncina che dà sulla veranda esterna. E' un’impresa titanica fingere equilibrio mentre il pavimento ti gioca il vecchio scherzo del tapis roulant, arrivo quasi precipitando sulla poltroncina, con il cuore che batte forte e la testa che stenta a scendere dalla giostra sulla qual è salita.
L'aria è ancora pungente a quest'ora, ma c'è un forte profumo di salsedine e iodio nell'andirivieni delle onde, e nel tremolio della luna sulle acque rivedo il mio occhio e faccio per alzarmi di nuovo, il bicchiere è rimasto sul bancone, ma c'è Crì, la venere che si erge con il suo primo sorriso dalle onde del pavimento con la scopa in mano ed il bicchiere nell'altro.
"che fai? Lo finisci questo?"
E comincio la procedura d’attracco per cercare di afferrare il bicchiere senza rovesciarlo in terra.
Che voglia di una bella vasca calda che ho, voglia di abbandonarmi nel calore dell'acqua che piano piano mi avvolge cancellando i pensieri.
Mi assopisco nell'abbraccio di quell'ultimo sorso, con il bicchiere in mano, e gli odori del tempo mi prendono per mano, sono bambini giocondi ora, che mano nella mano mi portano a visitare un mondo saturo di colori e c'è la mia vecchia biciclettina rossa, quella con le ruote bianche senza freni, e c'è mio padre che legge il giornale in cucina mentre mia madre prepara il pranzo, c'è mia sorella che amoreggia con la foto del suo militaretto lontano e c'è mio fratello che torna a casa puzzolente di fumo e corre di corsa in camera sua a nascondere le sigarette, e mentre monta la grande onda del whisky, lo tsunami alcolico mi trascina in riva al mare mentre la gente corre, e quel volto enorme di adulto che riempie tutto il cielo che posso vedere mentre riapro gli occhi tossendo e sputando il bruciore dell'acqua, c'è solo il rombo possente delle onde a far da suono, e il volto preoccupato di mio padre che si scioglie in un sorriso di sollievo, mi prende in braccio e mi porta verso l'ombrellone dove mia madre è in piedi sul punto di piangere, ricordo solo il mio costumino blu, con due bande bianche sui lati ed il laccetto candito su di un pancino tondo. Poi gli odori cambiano, le muffe emergono da angoli polverosi di tempo, ricordi che sembravano rimossi. E' l'odore di pelle, il tatto morbido della pelle vellutata tra i fianchi ed il suo sedere, il caldo abbraccio del suo seno che si schiaccia sul mio petto mentre mi bacia, la sensazione dell'erezione che monta, e quell'odore forte di capelli bagnati subito dopo la doccia. Rivivo quell'amplesso in tutti i suoi odori ancora così vivi da sembrare presenti, nel calore umido di quelle labbra morbide sulle mie. E mi rendo conto di quanto ho amato, di quanto quell'amore muta seppur immutato passando attraverso gli anni, di quanti giorni quel volto ormai sconosciuto deve aver vissuto, senza che ci fosse un singolo gesto, una voce, il calore di un abbraccio a dire: "Ci sono, anche se non lo do a vedere ci sono, sono qui" cercando di mantenere la promessa dell'amicizia sopra ogni altra cosa; quante persone ho dimenticato? Mi viene quasi da piangere in questo pensiero struggente.
Poi un vortice di vertigine, un richiamo al mondo mentre Crì mi scuote dolcemente una spalla e quasi sottovoce mi parla:
"Ælf ...ehi Ælf dai, su che andiamo, appoggiati a me, ti eri addormentato, va meglio?"
Annuisco e appoggiandomi alle sue spalle ci dirigiamo verso l'uscita.
Il locale è buio come la strada ora, c'è solo uno schiaffo di freschezza a delimitarne la porta, e quella frescura è come rinvigorirsi un po’, mi stacco da lei e ci avviamo verso la macchina.
"dai Ælf, dammi le chiavi che ti porto a casa"
"e te?"
"ci segue Luca e poi mi riporta a casa"
Salgo in macchina ed è come precipitare di nuovo, di nuovo una vertigine di muffe che mi avvolge in un velo di tristezza.
"che faccia che c'hai Ælf"
"e che non lo so? ...mi sento appena uscito dalla centrifuga, espressioni comprese"
"tutto ok? mi accosto?"
"no, no, vai tranquilla, è solo ...pensieri strani che litigano tra loro ...e volti"
"volti?"
"vecchie storie venute a galla nel bicchiere, tutto qui"
"racconta va! Almeno passiamo il tempo"
"ma niente, qualche ricordo triste ...sai com'è ...mio padre, ...un vecchio amore ...ricordi da ubriacone..ahahah"
"Ælf?"
"si?"
"ti ricordi di quando mi volevi sposare?"
"eh?"
"ahhhaha ma dai, se non te lo ricordi ti lascio qui...ahaha"
La guardo perplesso cercando di capire
"ma dai ...mia madre lo racconta ancora, eravamo all'asilo, sei venuto da me mentre uscivamo e davanti a mia madre mi hai regalato l'anello e mi hai chiesto di sposarti ...ahahaha"
La guardo sorridente, ma questo ricordo stenta ad affiorare, ricordo solo di averlo sentito raccontare, ma non ricordavo neanche fosse lei la bambina dei miei sogni.
"sei venuto li, tutto carino con il tuo grembiulino azzurro, con la linguetta di una lattina di coca cola come anello e tutto rosso m'hai chiesto di sposati, e poi m'hai baciato, tutto rosso te e tutta rossa io, con mia madre che ridendo t'ha detto ...'mbè signorino? si fanno 'ste cose? E te sei scappato"
E in quella linguetta di coca cola, si straccia il velo dei ricordi, e le guance avvampano come allora, ora è tutto nitido.
"'mbè, che fai mo diventi rosso? Guarda che è una cosa carina"
"lo so Crì, ora me lo ricordo" e sorrido ancora rosso in volto.
Arriviamo sotto casa, parcheggia.
"ce la fai?"
"si, sì tranquilla, grazie Crì"
"a domani"
"a domani"
La vedo ripartire; apro il portone guardando le scale con un pizzico di preoccupazione.
Mi avvio nell'ardua impresa di guadagnare finalmente il letto mentre ripenso a quante persone e quanti volti ho dimenticato.






